
Quando entri nella biblioteca, nella nostra biblioteca, succede qualcosa.
Forse è il calore che sprigionano gli oltre cinquemila libri numerati sugli scaffali, tutti divisi per generi. O è la testa che ti gira perché stai annusando il profumo di brioche che sale dal fornaio che sta proprio al piano di sotto.
O magari sono quei nomi, quelli delle persone che sono passate alla Holden, stampati in disordine sul soffitto, che ti fanno perdere l’orientamento del tempo e venire voglia di leggere, rileggere e poi metterti a scrivere.
E allora prendi un libro e incominci a spulciarlo, e le cose che trovi dentro quel libro incominciano a prendere forma e tu diventi le cose che leggi, un libro, una brioche, due insetti che fanno l’amore lontano da lì, la tua esperienza in un tempo che hai ritrovato.
Ma è tardi, è ora di andare, t’infili il cappotto.
Alzi lo sguardo e ti accorgi dell’epigrafe sulla porta di uscita: