Il meraviglioso mondo di Mao
Valeria Tarallo
Can't buy me love, everybody tells me so
Can't buy me love, no no no
I Beatles avevano preso posizione. “No” alla Consumazione affettiva. “No” al consumare affettivamente, morbosamente, intensamente, una merce, un sentimento, un ruolo, una persona o quello che vi pare.
E proprio la “Consumazione affettiva” è stato l'ultimo tema messo in scena al Salotto di Mao, il salotto culturale più pazzo della scena torinese, geniale come il suo fondatore, il cantautore, musicista e anche un po' poeta: Mauro “Mao” Gurlino. Il salotto che si apre ogni giovedì sera alle nove e mezza nella calda cornice del Fluido. A bordo Po. A lume di candela. Al ritmo delle percussioni del Metal, della Gibson del Gege, dei bassi e della voce del Met. A suon dei Santabarba, per intenderci.
Ogni giovedì sera, basta varcare la soglia di questo localino torinese per poter entrare in un mondo sospeso, controcorrente, nostalgico e innovativo. Un mondo che ricorda nelle sue parti migliori quello che Carrol ha messo in scena per Alice.
E dal cilindro del cappellaio matto ecco saltar fuori giovani cantanti, cantautori, musicisti, attori, poeti, giornalisti, editori, scrittori, scultori, pittori, sceneggiatori, registi, attrezzisti, aiuto-registi... Talenti esordienti o già riconosciuti. Comunque, sempre, talenti.
Mao li accompagna, li stuzzica, li provoca, desidera raccontare i suoi ospiti e raccontare la consumazione affettiva. E le narrazioni s'incalzano una dietro l'altra. E intanto si ascolta la musica, dell'ottima musica, sempre e rigorosamente dal vivo.
Insomma, andare al Salotto è come leggere un libro con il walkman alle orecchie, solo che i personaggi sono lì, davanti a te, in carne, ossa e cervello.