Ogni prima volta ha le sue riserve
Lucrezia Polito (barese trapiantata a Torino)
Una sola riserva mi impediva di alzare il telefono per contattare la Scuola Holden. Mi irritava quel limite ai 32 anni per la Scuola Biennale, come se uno non potesse svegliarsi una mattina a cinquantadue anni assetato di scrittura e gagliardo desiderio di imparare.
MA IO VOGLIO SCRIVERE. Mi ripetevo da scienziata, sezionando il sito web sul vetrino della ragione, alla ricerca di un corso per me.
Esistono persone al mondo disperatamente sfortunate, la cui misera esistenza diventa inenarrabile. Ma essere visionari tra gli sterili mi pare altrettanto agghiacciante.
Non si può stare senza scrittura, dimenticando lingua e grammatica a bagnomaria nella routine. Rabbrividivo immaginando che un giorno in una sala d’attesa per le analisi del sangue anche io avrei pronunciato l’epitaffio dell’intelligenza: “se io sarei arrivata prima…”
Determinata davanti al telefono, compongo il numero dall’ufficio, entra il Capo a passo felpato. Riattacco. Aspetto. Come il gatto punta lo scarafaggio. Prima o poi dovrà andare al bagno e io devo chiedere di quel corso. Sono fuori orario, la segreteria blatera.
Voglio scongiurare che un giorno - come in quella pubblicità - qualcuno mi faccia POF POF sulle spalle per cavarne polvere e odore di muffa. Non voglio sentire al mio funerale: ”era segretaria irreprensibile”, ma “indomita scrisse indossando I suoi pantaloni di pelle”, tutt'al più. Oppure: “Cuoceva il pane in casa, ma con la macchina, per avere il tempo di scarabocchiare i quaderni”.
Non una desperate housewife, né una Barbie-8-Gallery-dipendente. Essere cani da shopping abbellisce fuori, ma non appaga una mente. Infatti - come disse l’amico Vieri Villi una volta - se metti una ciliegina sopra una merda, quella resta sempre una merda.