La regola del contrabbasso
Andrea Montuschi
Al di là del titolo, che poi mi chiedo se porti fotuna iniziare con “al di là”, devo dire che la Sinfonica ha una marcia in più dell'Epic Metal.
Ed è anche più epica. Giovedì sera entrando nell'Auditorium sono rimasto folgorato dai tanti, tantissimi musicisti pinguinati già in scena con il loro migliore frak. C'erano percussioni – grancassa, piatti, timpani – tantissimi violini, gli otto ottoni (sognavo di scriverlo), pianoforte, violoncelli e non ultimi, proprio davanti a me, i contrabbassi.
Ora, tra i contrabbassisti, il più vicino era un uomo anziano, in frack, con l'aspetto trasandato, malinconico ed assente, non sapevo dove andasse né da dove venisse e a mo' di Modugno, mi sono concentrato per osservarlo. Vi comunico che l'Op. 32 di Čajkovskij è ben nota per la sua maestosità (una sorta di PAM PAM PAM PAM – che forse non rende l'idea così sulla carta ma che, giuro, vale il concerto). Ma io guardo Lui, non mi faccio distrarre dal Direttore d'Orchestra – anche se per un attimo me lo immagino senza musica e così, le maniche della sua camicia, nella visione, si allungano, le pareti dell'Auditorium, diventano imbottite.
Diciamo che mi faccio distrarre poco dal direttore d'orchestra quando, in un uno di quei momenti suonati pianissimo, in punti di piedi di fata, il contrabbassista, il “vecchio frack”, si alza un po' dal suo sgabello che emette un roboante: gneeeeek! La faccia del direttore d'orchestra giratosi di colpo, come in un tango argentino, vale tutta la serata. E buon nui, buon nui, buon nui, Buona notte!