E il mio cuore trasparente
Chiara Marchetti
"E il mio cuore trasparente", il nuovo romanzo della parigina Véronique Ovaldé, racconta la storia di Lancelot Rubistein, e di sua moglie Irina, che muore avvelenata.
Lancelot, il nostro protagonista, è il meno eroico dei possibili protagonisti, eppure...
Eppure ci piace, proviamo tenerezza, vorremmo aiutarlo, vorremmo abbracciarlo e dirgli “Non ti preoccupare, passa tutto.”
E poi la riscoperta di Irina, di tutti i suoi segreti, del suo passato, del mistero della sua morte.
Non vi sto svelando niente di importante, Irina muore nella prima riga.
Non c’è modo di salvarla. Ne leggerete per più di duecento pagine sapendo che è andata, non c’è speranza.
Eppure sono duecento pagine belle, strazianti, innamorate, temerarie e dolci.
Duecento pagine che ti lasciano a ponderare l’illusione che è l’amore, la fragilità su cui si fondano i sentimenti.
Perché “E il mio cuore trasparente” si interroga su cos’è l’amore, di cosa è fatto, quali sono le caratteristiche che ci fanno innamorare di una persona, quanto sappiamo delle persone che amiamo.
Tutti quesiti estremamente interessanti, quale che sia la vostra situazione sentimentale.
Nota per noi superficiali, ottimo titolo e bellissima copertina.
Punto forte: la delicatezza. Leggere l’intero romanzo è come camminare su una nuvola. E la punteggiatura. Schizofrenica, fuori luogo, diversa, piena di parentesi.
Punto debole: il mistero. È lì, seminato lungo tutta la storia e si risolve in uno sbuffo, un po’ gratuitamente, un vero peccato.
Per riscoprire Véronique Ovaldé:
“Gli uomini in generale mi piacciono molto”, 2005, Minimum Fax.
Da leggere ascoltando Raya Yarbrough.