Non piangere, coglione
Chiara Marchetti
Domenica scorsa ho divorato un libro: prima sul tram, poi al cinema in attesa dell’inizio del film, poi al Valentino, poi in cucina mentre preparavo fusilli integrali al burro (che, se vi interessa, è come mangiare cartone unto) e infine sdraiata sul letto.
“Non piangere coglione”, il primo romanzo di Amedeo Romeo, è la storia di Andrea Morini, un uomo senza lavoro, senza soldi, senza amore, senza niente se non un’insana passione per le donne incinte, che grazie ad un plot twist apertamente ispirato (rubato) a Paul Auster , conosce Elena Fornari, detta Lena, incinta di otto mesi.
Da lì in poi è stato come guardare una slavina: sapevo dove stava andando, sapevo che poteva solo peggiorare, sapevo che non stavo facendo niente per fermarlo, eppure avevo questa insana curiosità di continuare, di arrivare in fondo, per vedere cosa sarebbe successo.
Ad ogni svolta del racconto sentivo mille campanelli d’allarme suonare, c’era sempre qualche personaggio da avvertire, qualcuno a cui volevo dire “Guarda che stai facendo una cazzata” o “Scappa”, e poi non lo facevo, più perché parlare a un libro mi sembra un segno di squilibrio, che per mancanza di volontà.
Il pregio incredibile di questo romanzo è proprio questo, la rotolante discesa verso gli inferi. È veloce, inevitabile e ti risucchia fino alla fine.
Il difetto è che questa discesa te la fai completamente da spettatore. Andrea è troppo invischiato nei suoi problemi per permetterti di immedesimarti, Lena è talmente rarefatta, anomala, istintiva, senza preoccupazioni che no riesci neanche a capire bene chi è e cosa vuole.
Riassumendo: estraniante, attraente ma lontano.
Da leggere ascoltando: “
Bad Romance”, nella versione di Lucas Silveira. Perché io sono in un loop e vi trascinerò con me.