Sliding doors

Holden Caulfield poteva diventare un bravo ragazzo. Lucia poteva darla a don Rodrigo. Beatrice finire all’Inferno e Francesca in Paradiso. Già. Perché no? Sliding doors è una storia a più mani, più occhi, più piedi.

Tutto può accadere, tutti possono accedere. Sliding doors è un esperimento. Non ha vincoli di genere. E nemmeno di stile. Può partire come un thriller, diventare fantascienza, virare nel melodramma, trasformarsi in un horror psichedelico e finire con Babbo Natale che si taglia la barba.

Due regole: 1) un capitolo, una cartella: può raccontare un viaggio intorno alla Terra o una donna che si mette il rossetto, non fa differenza; 2) ci deve essere un legame col capitolo precedente. I primi cinque capitoli saranno scritti dai ragazzi della Holden. Poi la storia sarà aperta a tutti.

Un capitolo a testa. Se siete interessati a partecipare, inviateci il vostro pezzo di storia all’indirizzo sliding.doors15@gmail.com.

Una cartella a tema libero. Sarete contatti per un capitolo di Sliding doors.

   In questa sezione

Capitolo II - Guangzhou

Ferdinando Morgana

Capitolo I – Grand Hotel

Fabrizio Allione

 

Capitolo II - Guangzhou

Ferdinando Morgana

Capitolo II - Guangzhou
Guangzhou 1973.
Quando Hu apre gli occhi, l’incedere della notte ha consegnato la camera da letto nel fitto del suo nero senza luna. Kirye è seduta al mobile da toletta, accende una lampada di carta. La stanza si ammorbidisce in una tenue luce azzurra. La radica dei mobili riverbera nelle sue striature in uno scintillio accennato. Quando la donna incrocia le gambe, la seta della vestaglia le fruscia sul corpo minuto. Svita la boccetta di lacca per unghie e l’aria si inasprisce. Tende il piede destro verso l’interno fino a che il collo non forma più quell’arco naturale che le ha permesso di danzare per anni. Sistema un cordino di velluto rosso tra un dito e l’altro, facendolo zigzagare come un aspide tra le pietre. Intinge il pennellino nella lacca cobalto e inizia a passarlo sulle unghie, coprendole una alla volta con cura. La cura è l’aspetto piacevole della dannazione. Soffia appena sulle unghie per asciugarle, poi accavalla le gambe e le pieghe della vestaglia le si adagiano sul fianco opposto.
Quando Kirye ha finito si alza e raggiunge la finestra. Fuori è buio e il vetro le restituisce la sua immagine. Apre la finestra e il vento le muove appena i capelli sulla fronte, li aggiusta dicendo qualcosa nella sua lingua d’origine. Dal porto vengono gridi di uccelli. Hu ha visto l’intera scena in silenzio, fissa sua moglie, pensa che tra qualche mese lo renderà padre di due gemelli. Afferra la macchina fotografica che da qualche mese campeggia sul suo comodino – una delle manie di diventare genitore - inquadra Kirye, di spalle mentre fissa l’orizzonte, oltre c’è solo lo scheletro di un palazzo in costruzione, una gru, le insegne illuminate di un ristorante cinese.