Orgoglio & Pregiudizio

a cura di Giulia Romano

Avete mai provato ribrezzo al solo sentir nominare un autore, un romanzo, una serie tv, un regista, un film?

Vi siete mai sentiti torcere le budella all'idea di essere trascinati a vederlo/leggerlo?

Vi è mai venuta l'orticaria al solo sentir nominare Moccia, o Beautiful o, chissà, perché no? Cassavetes? Avete mai detto "no, io quello non lo leggerò/vedrò mai..."?

Se sì, allora questa rubrica fa per voi. Ci siamo sfidati e vi stiamo sfidando a leggere/guardare/ascoltare quello che per "Orgoglio e pregiudizio" non avreste mai letto/guardato/ascoltato.

Di qualunque cosa si tratti. Qua, scoprirete come è andata. E se ci sono dei sopravvissuti.

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Non gioco a Farmville!

Alessia Mendozzi

Agorà

Alberto Milesi

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Agorà

Alberto Milesi

Agorà
Agorà mi ha ispirato una domanda e un’affermazione. La domanda è: perché?
L’affermazione invece è questa: le cose quando devono andare male lo fanno fino in fondo.
Arrivo al cinema con la mai ragazza alle 19.50. Il film inizia alle 19.50.
- Siamo ancora in tempo
- Sì, non è ancora iniziato.
Gentile, la commessa, avrebbe potuto indirizzarci altrove, invece non lo ha fatto. Entriamo in sala che sta per iniziare . Lo schermo è nero pesto, la sala è buia. Trovare i posti è un’impresa, non si vede nemmeno quali siano occupati e quali siano liberi. Ci inciampiamo su per le scale poi ci sediamo a caso. Io mi siedo a caso, la mia ragazza, non accortasi di nulla continua a brancolare nel buoi ancora per un po’. Appena si fa un po’ di luce notiamo che la sala è tutt’altro che piena. Subito arriva una coppia di due che invece di sedersi ovunque chiedono proprio i loro posti. Che sono gli stessi sotto i nostri culi. Ci alziamo e occupiamo altri due seggiolini. Non i nostri che chissà dove sono.
A questo punto potremmo anche andare via, ma restiamo, con il presentimento che iniziato il film, le cose non sarebbero migliorate affatto. Rachel Weisz è Ipazia, filosofa pagana vissuta ad Alessandria d’Egitto nel 300 dopo Cristo, quando il cristianesimo inizia ad andare di moda.
Nel film odiamo i pagani, poi li rimpiangiamo, poi odiamo gli ebrei. Quindi li rimpiangiamo. Odiamo i romani, poi li compatiamo. Odiamo i cristiani e lo facciamo fino in fondo. Non se sono stato io il solo però ad odiare anche Ipazia, un’antica Giovanna d’Arco ma senz’arco. A dispetto dell’interprete non è mai davvero bella, poco brillante, le sue intuizioni arrivano del tutto gratuite, così come molte battute del film.
La fine è pure peggio, perché quando le cose devono andare male lo fanno fino in fondo.