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Holdeniani e graphic novel
Qualche giorno fa si è concluso alla Holden il ciclo di lezioni riguardanti il Graphic Novel che ha visto protagonisti in ordine di apparizione Davide Reviati, Sergio Ponchione, Craig Thompson e Art Spiegelman. Quest’ultimo è stato affiancato nella sua lezione dall’ amico e collega italiano Igort (Igor Tuveri) e insieme ci hanno accompagnati in quella che è stata l’esperienza di Spiegelman dalle prime esperienze fino all’enorme traguardo ottenuto con il celebre “Maus” e gli altri successivi lavori.
Quel che da subito ha colpito tutti noi è ciò che forse differenzia di più il modo di lavorare dell’autore in questione rispetto a tutti gli altri che abbiamo potuto vedere durante l’anno: se per loro lo stile è ciò che li caratterizza di più, in Spiegelman cambia sempre da opera ad opera, siano fumetti o strisce o copertine. “Lo stile è un pericolo” ha affermato cominciando a rispondere ad una delle nostre domande, il modo in cui si decide di trasmettere dei contenuti deve essere il frutto degli stessi. Questo il motivo per cui Maus è estremamente più duro e scarno rispetto ad altre illustrazioni e copertine di “Raw”, risultati entrambi della stessa mano. Questa Graphic Novel doveva essere molto intimista poiché narra di fatti legati alla vita e alla storia personale dell’autore, per rendere meglio l’effetto desiderato, Art Spiegelman ha scritto i dialoghi a mano, lavorando sulla sua calligrafia riuscendo a ricavarne un font che esprimesse al meglio ciò che voleva trasmettere ai lettori. Volendo poi dare quasi una regola generale Spiegelman ha invitato tutti noi a curare molto la forma e non soltanto la storia in sé, ovviamente bisogna aver chiaro ciò che si vuole trasmettere al pubblico ma per essere efficaci sul serio, dobbiamo allo stesso modo essere certi di come intendiamo portare avanti il progetto.
Alla fine ci ha fatto sorridere quando ha concluso l’argomento dicendo “E’ molto più facile scrivere se avete qualcosa da dire”, una battuta, certo, ma una verità nemmeno poi molto scontata e da prendere sottogamba. Alla fine le domande erano molte e il tempo, come al solito quando si è interessati, troppo poco. Forte della preparazione in merito alle Graphic Novel qualcuno ha pure domandato all’autore qualche impressione sugli ultimi lavori appena usciti di altri suoi colleghi e forse non a tutti è piaciuto l’intervento in merito al nuovissimo “Habibi” di Craig Thompson, giudicato da Spiegelman “complicato e non complesso”.
Dopo due ore di domande e risposte il vincitore del Premio Pulitzer ci ha dovuti salutare lasciandoci con la significativa frase “Essere parenti di uno scrittore equivale ad avere un killer in famiglia”… Quanti sono in tutto i parenti di noi Holdeniani?
- Articolo a cura di Marta Olezza, 1° anno del Biennio di Scrittura & Storytelling -
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