Non tutti quelli che scrivono riempiono fiumi di pagine. E non tutti i registi fanno film in 12 parti da 3 ore e mezza l'una.
Ora, non vogliamo esagerare: abbiamo già una rivista che si occupa di storie abbastanza brevi, e si chiama
30x60: storie da 1800 battute massimo, una cartella e via.
Siamo però in un villaggio globale, sempre più connesso, sempre più veloce. Diciamolo pure, così breve che si potrebbe ritrarre in qualche microstoria.
E allora, ecco la sfida.
Avete un account
Twitter? Bene: diventate follower di
@ScuolaHolden. Poi scrivete una storia, in quello spazio lì: 140 battute.
Per inviarcela, basta menzionarci oppure un
hashtag, certo: ne abbiamo individuato uno, che magari non vi occupa troppp spazio:
#sinossi.
E la risposta alla domanda: "Perché proprio
#sinossi?" è che ci piaceva questa parola per il suono, mica per finezze stilistiche. E perché dal dizionario, la sua definizione è:
Dal lat. tardo syno°psi(m), che è dal gr. sy/nopsis "sguardo d'insieme", comp. di sy/n- 'sin-' e ópsis 'vista's. f. esposizione sintetica e sistematica di una materia.
Troppo lungo?
Ok. Allora fate così: se
#sinossi non ci sta, usate semplicemente
#140h, però è più brutto (NB: 140 sono le battute, H sta per Holden).
Insomma: menzionateci, oppure usate
#sinossi o
#140h. Di meno proprio non si riesce.
Fate finta che stiate facendo la sintesi di una storia, anche se è ancor più bello se in 140 battute ci riuscite a mettere una storia originale, ancor di più con un bel finale.
Questo sono storie istantanee, da villaggio globale: scrivetele in treno, scrivetele mentre siete in coda alla posta, mentre state mangiando al ristorante o mentre vi riposate sul divano.
Poi postatele su
Twitter.
Il resto vien da sè. Qualcosa salterà fuori. Magari le mettiamo tutte in una sezione apposta di 30x60. Magari rimarranno ai posteri.
Ma è già troppo approfondito come discorso, ed è anche troppo lungo.
Adesso, è il vostro turno.